I genitori come sponsor

“Mio padre mi ha dato il dono più grande che si possa dare ad una persona, ha creduto in me.”
(Jim Valvano)

Da genitore mi sono spesso chiesta come poter applicare gli strumenti di Programmazione Neuro Linguistica nel rapporto con mio figlio. Ho passato un periodo nel quale leggevo le varie tecniche pensando a come avrebbero potuto aiutarlo nelle sue varie fasi di crescita e di sviluppo. Sicuramente ero mossa dalle migliori intenzioni… e stavo sbagliando!
Credevo infatti di poter applicare tecniche e strumenti efficaci sul mio bambino, poi ho capito che è più opportuno agire su me stessa per migliorare il mio ruolo di adulto e di genitore.
Sicuramente il ruolo del genitore è complesso ed ha molteplici sfaccettature: dal soddisfare le naturali esigenze materiali al più delicato compito di essere insegnanti ed educatori per i propri figli.
Mi piace pensare al mio ruolo di genitore prima di tutto come Sponsor.
La parola Sponsor deriva dal latino “spondere” ed era utilizzata per indicare una persona che si era assunta la responsabilità del benessere spirituale di un altra.
La sponsorship nell’attività di coaching è un potente strumento per incoraggiare e sostenere la crescita personale del cliente a livello di identità, uno dei livelli più alti nella piramide dei livelli di pensiero elaborata da Robert Dilts. Il senso che una persona ha della propria identità è più profondo rispetto ai suoi valori e alle sue convinzioni: riguarda “chi” una persona percepisce di essere. Essere uno Sponsor implica di essere presente per l’altro, di riconoscerlo ad un livello profondo e di comunicare messaggi chiave quali: ti vedo, esisti, sei prezioso, sei unico. L’intenzione di questi messaggi è quella di dare alla persona il senso di essere considerato incondizionatamente.
Quando i bambini sentono di essere visti provano un senso di sicurezza e di riconoscimento e quindi non sentono più la necessità di attirare l’attenzione ed il risultato è che si sentono rilassati e liberi… e spesso tanti atteggiamenti e comportamenti (i genitori lo sanno bene) sono tentativi di attirare l’attenzione e di dire al genitore “sono qui, considerami!!”.
Quando sentono di valere e di essere tenuti in considerazione per quello che sono (e non per le cose che dimostrano di saper fare) percepiscono un grande senso di soddisfazione e di sicurezza.
Il processo di Sponsorship implica la ricerca e la salvaguardia di tutte le qualità fondamentali e potenziali presenti all’interno dell’altro. Lo Sponsor si preoccupa inoltre di fornite tutto il suo supporto e le sue risorse in modo da creare le condizioni ideali che permettano alla persona di esprimere e sviluppare al massimo grado le proprie uniche attitudini e capacità, promovendo l’identità unica della persona.
E’ fondamentale considerare che essere unici, importanti o speciali non significa affatto essere “migliori di” oppure superiori agli altri. Significa solo essere speciali, con un’identità distinta da quella di tutti gli altri.
Le principali abilità di uno sponsor sono:

  • essere centrati e internamente congruenti
  • essere connessi con l’altro
  • essere curiosi dell’altro
  • essere ricettivi rispetto a qualsiasi cosa l’altro abbia da dire.

Quanto riusciamo ad essere dei veri Sponsor per i nostri figli?

Quanto spesso ci fermiamo limitati dalla convinzione di sapere che cosa è meglio per loro?  O meglio lo sappiamo perché abbiamo veramente ascoltato e compreso quali sono i talenti del nostro bambino oppure abbiamo semplicemente proiettato su di lui le nostre aspettative, frustrazioni e sogni irrealizzati?
Quanto rispetto abbiamo per la loro esperienza soggettiva e che cosa facciamo per arricchirla mediante nuove esperienze, modelli e modi diversi di pensare che li portino ad espandere la loro naturale intelligenza?
Quanto riusciamo a tenere distinti i comportamenti attuati o “sperimentati” dai nostri bambini rispetto alla loro meravigliosa e unica identità? E’ meglio riprendere un bambino dicendogli “sei stupido!”, “quanto sei cattivo”,  oppure focalizzare la sua attenzione sul fatto che un determinato comportamento è stupido o cattivo e quindi inappropriato al suo meraviglioso essere?
Quanto siamo centrati nel rapporto con loro? Siamo realmente presenti o spesso siamo concentrati sulle mille incombenze quotidiane e sui problemi spiccioli tanto da brontolare e non dare loro la giusta attenzione soltanto perché abbiamo avuto una giornata pesante al lavoro? Non varrebbe la pena di essere nello “stato” giusto per passare del tempo con loro?
Con quanta curiosità osserviamo come si muovono nel mondo, le cose che apprendono, le attitudini che hanno senza incappare in paragoni con altri bambini o con le nostre aspettative?

Essere un bravo sponsor è sicuramente un compito importante ed anche una grande sfida: quella di  interrogarsi ogni giorno sul modo nel quale stiamo accompagnando all’età adulta i meravigliosi bambini che la vita ci ha affidato!

Elena Tagliaferri

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  1. #1 di vitalba sagona il 12/04/2011 - 12:59

    Grazie Elena per le meravigliose parole che hai detto effettivamente essere genitori, come dici tu, è molto di più di proiettare le nostre aspettative sui nostri bambini.
    La Pnl ci da quelle istruzioni per l’uso per essere dei genitori con la G maiuscola.

  2. #2 di Claudio Belotti il 12/04/2011 - 21:27

    Bellissime considerazioni, grazie!

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